domenica 4 marzo 2012
Treviso Marathon 2012
Per tutta una serie di motivi che non sto a spiegare, noi marciatori non compentitivi non vediamo di buon occhio la Treviso Marathon. Tuttavia, questa mattina io e mia madre abbiamo fatto il nostro dovere e siamo andate a vedere la partenza a Vittorio Veneto (dopo aver dormito 5 minuti, praticamente sono andata a letto, ho rimbalzato e mi sono rivestita per uscire). Armate di giacca "Terramia" ovviamente, che all'occhio esperto di chi ha questa passione ci qualifica immediatamente come persone fortunate che hanno vissuto, goduto e mai dimenticato la maratona di New York del 2000. Che dire della partenza... tristissima. La città era uggiosa come solo Vittorio sa essere quando ne ha l'intenzione. Umidità del 3000 per cento. Pochissimi spettatori, silenziosi come stesse passando un carro funebre e non una carica di maratoneti pronti ad affrontare la sfida dei 42,195 chilometri. Sorge spontaneo il paragone con New York. L'anno in cui ci sono andata io erano 35.000. Le strade erano straripanti di maratoneti, di spettatori che urlavano, battevano le mani, incoraggiavano, ho sentito urlare la frase "you can do it" tante di quelle volte da averla ormai tatuata sul cuore. Ancora adesso, 12 anni dopo, a scriverne, una lacrima di commozione mi sfugge dagli occhi. Se non hai provato questo, non sai cosa voglia dire la maratona. Non c'è Treviso che tenga, non c'è Berlino, non c'è Mont Saint Michel, non c'è Roma o Londra o Barcellona, non c'è San Pietroburgo. C'è solo New York, ci sono solo i giorni più belli della mia vita. C'è solo il sogno di tornare, prima o poi.
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