Lo dico subito, Lisbona è stata
diversa da come me la aspettavo. E’
stato comunque un bel viaggio, mi sono
divertita un mondo lo stesso. Ma questa “saudade” di cui tanto si parla è un
continuo piangersi addosso, e non c’è niente che mi infastidisca di più. La gente
gira per strada immusonita e con l’aria di avere un peso di piombo sulle
spalle, anche se al bisogno si è dimostrata sempre disponibile… ma qualche
sorriso lo potevano sprecare. Ah, non è vero che non parlano inglese come mi
hanno detto tutti. Io per sicurezza mi ero imparata 50 parole di portoghese, ma
inglese e spagnolo lo capiscono dappertutto. Poi ti rispondono in portoghese,
ma questa è un’altra storia.
La città in se stessa non è spiacevole
da visitare, ma due giorni bastano e avanzano, due solo perché per andare a
vedere la Torre di Belem ci vuole un’ora di autobus e quindi alla fine ad andare
avanti e indietro ci perdete una giornata. Siccome è il pezzo forte, vi tocca
andare; vi avviso subito che resterete delusi, visto che è alta un metro e
mezzo e nelle foto che circolano secondo me è anche pesantemente photoshoppata.
Molto meglio il Monastero dei Geronimiti lì accanto, la chiesa e il chiostro
sono spettacolari, e anche la vista sulla baia, solo che potreste essere
ovunque, state attenti quando fate le foto: il ponte “25 aprile” è identico al
Golden Gate e sulla collina di fronte c’è una copia in miniatura del Cristo
Pantocratore di Rio de Janeiro. Quando uscirete delusi dalla Torre di Belem,
andate nella pasticceria dove hanno inventato i “pasteis de nata” (proprio di
fianco al monastero, dopo lo Starbucks) e fatevene un paio, questo vi risolleverà
sicuramente il morale. Io ero convinta che fosse una trappola per turisti,
invece costano addirittura meno che in città, e sono molto più buoni.
Per il resto, non ci sono grandi
opere d’arte; è andato quasi tutto distrutto dal terremoto del 1755, sappiate
che salterà fuori in continuazione, come se fosse stato l’altro ieri e non 250
e passa anni fa. Poi ci lamentiamo dell’Italia… I caratteristici vicoli di
Lisbona tanto decantati sulle guide… be’, anche qui potreste essere ovunque, se
non parlassero portoghese potrebbe essere qualsiasi città del mondo, i vicoli
sono uguali più o meno dappertutto.
Ci sono delle cose di Lisbona che
ho apprezzato molto, in primis i trasporti, che funzionano alla perfezione. Se
vi capita di andare, fate come noi e scegliete un albergo nella zona della
Rotunda dedicata al Marchese di Pombal, l’uomo a cui si deve praticamente tutto
quello che è stato ripristinato dopo il terremoto di cui sopra. Noi, confesso,
abbiamo scelto assolutamente a caso, ed abbiamo scoperto che si tratta di uno
snodo fondamentale per autobus e metropolitane, nonché per servizi da e per l’Aeroporto
e la stazione. I trasporti sono regolari, funzionali, sempre in orario e
soprattutto puliti… nelle stazioni della metropolitana si può mangiare per
terra, tanto è pulito, e anche nelle stazioni dei treni che abbiamo visto, Cais
Sodrè e Rossio. L’unico problema è la puzza, perché, scusate ma io non sono buonista,
questa città puzza. Ogni città ha il suo odore, ma questo non è per niente
piacevole, dopo mezza giornata ti entra sotto la pelle e non se ne va più se non
dopo che sei tornata a casa e ti sei grattata via tre strati di pelle.
Un’altra cosa che ho apprezzato è
il cibo portoghese. Io vado matta per le sardine e ne ho mangiate a chili. Le
più buone in assoluto le ho mangiate a Cascais, al ristorante Camoes (vicino
all’Hotel Baia). Il baccalà è ottimo dappertutto e soprattutto si digerisce con
niente, in qualunque modo sia cucinato. Il migliore l’ho mangiato a Belem, al
ristorante Portugalia (vicino al monumento delle Scoperte) e a Bathala, in una
trattoria (Retiro) dove non so nemmeno come ho fatto a entrare, e che si è
rivelata un vero gioiellino. Ultime ma non ultime, le zuppe: io non sono una
grande appassionata, ma se cercate la catena “Lojas de sopas”, che trovate in
tutti i centri commerciali, mangerete un’ottima zuppa (quella ai frutti di mare
è assolutamente da provare), un piatto di verdura mista che potete comporre voi
e una bibita a circa 6 euro. Se non amate particolarmente il pesce, o se con
voi c’è qualcuno che non lo apprezza, andate al Buffet de Leao, a due metri
dalla stazione di Rossio: al buffet trovate di tutto, potete riempirvi il
piatto fino a scoppiare, spesa massima 7,90 euro più il bere, che comunque ha
un prezzo che in Italia ci sogniamo (tipo: una lattina di the freddo 1,50 euro).
Ah, piccolo consiglio: quando vi sedete a tavola vi portano pane, olive,
formaggio e un sacco di altre cose… se mangiate qualcosa ve lo mettono in
conto, se non mangiate no (e se dovessero fare i furbi fatelo togliere dal
conto, noi abbiamo fatto così e nessuno ha mai contestato, sono abituati, altro
che il coperto in Italia). Le olive, le avevo dimenticate… le olive portoghesi
sono favolose, provatele al Buffet de Leao! Solo non hanno ancora capito che sarebbe
meglio snocciolarle ;)
Assolutamente da visitare,
fatevelo dire da una che con la natura incontaminata e gli animali non ha mai
avuto nè mai avrà niente da spartire, è l’Oceanario di Lisbona. Uscite dalla
metropolitana al capolinea Oriente, passate attraverso il Centro Commerciale “Vasco
da Gama”, uscite dall’altra parte e girate e destra… l’avessero spiegato così
sulla guida lo avrei trovato subito, ma si vede che pareva brutto ;P Tutta la
zona dell’Expo è molto carina, fatevi anche un giro con la cabinovia, la vista
dall’alto sul ponte è bellissima. L’Oceanario, dicevo, è qualcosa di veramente
spettacolare. L’esposizione delle tartarughe è “temporanea” da tipo 10 anni, ed
è splendida. Se anche non vi piacciono particolarmente gli animali, apprezzerete
di sicuro l’allestimento, che ha fatto impallidire tutti i manuali di
museografia che ho studiato all’università!
Vi consiglio di fare uno di quei
tour in pulmino per visitare i dintorni di Lisbona, sennò morite di noia dopo
tre giorni. Noi ne abbiamo fatti addirittura due.
Il primo: nel pulmino c’eravamo
noi, un’indiana che parlava italiano e due tizi medio orientali con cui non
abbiamo scambiato una parola. Il giro è cominciato a Sintra, un paesino
inerpicato in cima a una foresta che pare il Cansiglio, con un palazzo,
residenza estiva della famiglia reale, uscito direttamente dalla fantasia di
Walt Disney. Un consiglio, investite due euro e prendete la navetta per salire,
a Lisbona si cammina già abbastanza in salita senza andare a cercarsene ancora.
L’interno è ricostruito benissimo, il panorama è mozzafiato, magari una mano di
pittura si potrebbe anche dare, ma non si può avere tutto. Seconda tappa Cabo
de Roca, il punto più occidentale del continente europeo: un paradiso. Ci siete
voi, l’oceano, l’America dall’altra parte, una lapide commemorativa, quattro
corriere di turisti italiani e un faro uscito direttamente da un quadro di
Edward Hopper. Se, come noi, avete la fortuna di arrivare in una giornata di
cielo azzurro e sole radioso vi sembra veramente di poterla toccare, l’America.
Mete successive, Cabo do Inferno, dove l’acqua dell’oceano ha scavato la roccia
in modo abbastanza impressionante, e Cascais. Questa cittadina mi ha incantato,
tanto che il giorno dopo abbiamo preso il treno da Cais Sodrè e ci siamo
tornate per conto nostro… e mi sa che ci torno anche in vacanza prossimamente
;P Ultima tappa Estoril, per una visita però brevissima e solo alla zona del
casinò.
Il secondo giro, nonostante la
meta “seria” è stato molto più divertente: due italiane (noi), due brasiliane,
un costaricano, tre americani di origine filippina e un autista portoghese che
non è stato zitto un attimo e che ha sempre parlato mescolando parole inglesi,
spagnole, italiane e portoghesi… alla sera ero storna e non sapevo nemmeno più
quale era la mia lingua madre. Il giro è iniziato a Fatima: nonostante non sia
particolarmente religiosa (anzi, diciamo proprio che non lo sono quasi per
niente), sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla semplicità della piazza e
delle due basiliche, dall’atmosfera molto raccolta e dalla spiritualità del
luogo. Niente da spartire con Loreto, o con il Vaticano, o altri posti che mi è
capitato di vedere. Un consiglio: se dovete acquistare souvenir andate alla
Fabbrica (noi ci siamo ovviamente stati portati prima ancora di vedere la
basilica…), ci trovate le stesse cose a un costo più basso e alla portata di qualsiasi
tasca. Il giro è continuato con la chiesa gotica di Bathala, un’opera d’arte
che dovrebbe stare sulla brochure del Portogallo al posto della Torre di Belem
tanto è meravigliosa. Tappa successiva Nazarè, anche qui c’è un santuario molto
famoso, incredibilmente ben tenuto e abbarbicato su degli speroni di roccia da
infarto con una vista sulla spiaggia sottostante da togliere il fiato.
Ultima cosa da dire su Lisbona…
la musica. Qui è dappertutto. Aperitivi musicali, poi si cena e poi di nuovo
musica, che sia il fado caratteristico o quella rock che si sente anche in
Italia… ne trovate ovunque. Lungo Avenida de Libertade ci sono dei chioschi (i “Banana”)
davanti ai quali abbiamo trovato musica dal vivo praticamente a qualunque ora.
Il fado vero e proprio l’abbiamo sentito a spizzichi, perché trovare posto nei
locali senza prenotare è quasi impossibile… sarà per la prossima volta.
Wow ragazza! non sapevo ke avessi un blog ;) ora con calma mi leggo tutto :) so ke sai ki sono ;)
RispondiEliminami pareva di avertene accennato :)
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